giovedì 3 marzo 2011

Miseria e bellezza

In metro una donna cinquantenne con cappello e paltò sputa a terra con violenza. Un uomo che aveva superato la quarantina, con i capelli sporchi, ma vestito con decenza e ordine, raccoglie biglietti usati di gratta e vinci con la speranza di trovarci qualcosa. Una coppia di tossicodipendenti senza età s'abbraccia davanti ad un bar, con il fondale imponente e sempre un po' troppo invadente del duomo di Napoli. Un sessantenne distinto e dall'italiano impeccabile, viene a casa chiamato dal portiere a montare una cassettiera d'Ikea. Qui siamo arrivati o siamo tornati, a seconda da che punto vogliamo leggere la storia.
Mi chiedo solo quando arriverà per noi la Libia, se mai ci sarà, o se invece continueremo ad aspettare che arrivi dall'alto per noi un governo giusto, sempre straniero, che per noi decida o che peggio ancora, lasci ancor più spazio a quello Stato nello Stato che qui sguazza tra scugnizzi e professionisti.
Cammino per strada e mi consolo tra cielo e mare, tra basalti neri e facciate bianche di chiese...Forse è la bellezza il nostro problema: quasi come se ci saziassimo di quello e ogni squallore perdesse la sua reale portata.

3 commenti:

Anonimo ha detto...

bellissimo....nel leggerlo mi hai fatto "partecipare": mi sembrava di vedere e ciò che scrivevi e di essere tra le strade di Napoli a parlare con te.

Angela ha detto...

non so dire altro che grazie...ad un anonimo! :)

Attimo ha detto...

Io un giorno sì e un giorno no passo sopra al ponte di Rialto. O attraverso un campo pieno di bambini che giocano. O passo per una delle vie più strette di Venezia, che non un ombrello piccolo non riesce a starci aperto e allora quando piove per passare ti devi anche bagnare. Io penso che a stare qui sia più o meno come passare per quel pertugio lungo e stretto tra due palazzi veneziani con i mattoni consumati dall'umidità che risale dalle fondamenta inzuppate di acqua salmastra di laguna: per passare, ti ci devi bagnare.