martedì 21 gennaio 2014

L'utilità dell'Amore

Si perde troppo tempo ad amare l'idea dell'amore. Troppi anni della vita di troppi sono dediti al "sentire" il cuore battere, piuttosto che impegnarsi a farlo battere davvero.
Quelli di noi che sono cresciuti a romanzi russi e inglesi dell'Ottocento, si struggono all'idea dell'amore appassionato, che scuote e stravolge.
Oggi, a trentasei anni, definisco quello un amore malato. Io credo nell'utilità dell'Amore. Credo in un Amore che non è solo tumulto interiore, ma potenzialità di crescita, ricerca razionale di un'anima simile, di un cuore che batte allo stesso ritmo, voce che vibra con lo stesso tono. L'affanno e la tempesta li lascio alla Bronte, la lacerazione e lo struggimento a Tolstoj.
Voglio poter amare il bene dell'altro e voglio riceverne altrettanto; non voglio amare per il gusto narcisistico di farlo e poi soffrire e poi sentirmi vittima di qualcuno che non ha amato la mia idea di passione.
Lungi da me pensare di poter mai amare qualcuno che non mi attrae, ma lungi da me l'idea di confondere l'attrazione e l'appagamento fisico o mentale con l'Amore... sarebbe sacrilegio puro.
L'Amore è brace e non fiamma. Lago e non mare in tempesta. Lo sturm und drung mi ha rovinato la vita.
Non perdo tempo ad amare chi non mi ama, perché "amor che nullo amato amar perdona"... non è Amore se non è ricambiato. L'Amore, in quanto tale, è necessario scambio e reciproco sostegno, complicità e dono vicendevole. Il resto non serve. Il resto è malattia.
Io posso aspettare l'Amore, ma so anche che l'Amore si lascia amare. Lasciarsi amare è la cosa più difficile dell'universo, perché premette l'Amore per se stessi. E chi, oggi, si ama davvero? Chi oggi è disposto a lasciarsi amare? Quanto coraggio ci vuole ad accettare l'amore di un altro, senza sentirsi in dovere di ricambiare? Quanto si è disponibili a lasciare a casa le proprie paure, le proprie brutture, quando si incontra una persona speciale?
Io voglio amare, non voglio sentire l'amore.




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