domenica 19 gennaio 2014

Mancanze

Ci sono cose a cui non ci si abitua mai: tra queste senz'altro la mancanza di cielo. Qui il cielo non c'è, se non in rari, magici momenti. E chi vive qui sta subendo una strana mutazione, per cui quando c'è luce e sole, tende a chiudere le persiane. E' tutta una distesa fumè, ma senza il sapore del cibo fumè.
Ma quello che davvero mi manca della mia terra è quel sostegno umano superficiale, banale e leggero che viene dalla confusione mentale e materiale della gente. A Napoli, quando sei a casa sai che può passare qualcuno inaspettatamente e citofonare per un caffè. A Napoli non esiste Posso?, a Napoli, fai e basta. Nel bene e nel male.
A Napoli la gente è incasinata, è tormentata senza saperlo, non conosce che significa lo scorrere placido di un fiume, perché viene colpita violentemente dalla forza del mare, del sole, del fuoco che scorre sotterraneo. Come fai a progettare la vita, se vivi alle falde del vulcano più pericoloso del mondo? Come fa la tua lingua ad avere il tempo futuro se già sai che a domani non ci arrivi? E' una forma mentis alterata, di sollievo talvolta, ma detestabile spesso.
Mi manca quell'essere amicale che non ha niente a che vedere con l'amicizia, che serpeggia nella mia terra. Mi mancano le grida per strada, mi manca il suono del dialetto, la cadenza, la musica delle parole e il suo significato profondo intraducibile in nessuna lingua conosciuta.
Mi mancano quei locali-scantinato dove si fa il miglior rock italiano e nessuno lo sa.
Mi manca la gente che si lamenta per l'inciviltà evidente e che non fa niente per cambiare. Mi manca il bene e il male.
Mi manca mia madre e i miei cagnetti medicamentosi e risananti di ogni sconforto.
Mi manca sentirmi mancare il fiato davanti alla bellezza delle rocce a strapiombo e dei limoni ovali, lucidi e dorati, che vincendo la gravità restano attaccati all'esile ramoscello verde degli alberi profumati.
Ho trovato la tranquillità della provincia e le fondamenta per una vita stabile, cosa impossibile a casa. Ho trovato sfumature di colori che non conoscevo e accenti talmente simili al mio passato catalano, da crearmi un piccolo shock ogni volta. Ho trovato un buon caffè, una pizza mangiabile e ottimo salame.
Ho trovato Giada che è un cuore accogliente e gentile e intelligente e aperto, con cui posso essere quello che sono sempre stata, senza filtri.
Ho trovato persone per le quali devo imparare a resettare il mio modo di agire e trovarne uno più adatto, migliore e pacato. Devo sfidare me stessa: cambiare il mio comportamento, senza violentare la mia essenza.
Ho trovato lavoro. Un lavoro che amo almeno quanto amo la mia terra. Ho trovato più di 200 paia di occhi limpidi e voraci che mi guardano e mi ascoltano e danno per certo quello che dico e sono affamati di sapere cose che spesso non so nemmeno io e ne sento tutto il peso, la responsabilità morale e fisica. Sento la mia voce mancare dopo quattro ore a parlare di monti, fiumi, mari, vulcani, stelle... e il mio cuore totalmente svuotato e riempito nuovamente da "Prof. ma lei mica va via?".
E vorrei dire "No!". Vorrei gridarlo, anzi. Ma non lo so, perché sia qui che a casa, il Belpaese resta solo un formaggio dolciastro e la mia vita in bilico costante, nonostante lo scorrere placido di un fiume.

2 commenti:

Anonimo ha detto...

Hai trovato Giada, e Giada ha trovato te! ;-)

Anonimo ha detto...

insomma...devi imparare a convivere con i "mutanti"..