
Conosco a memoria "Il Piccolo Principe", o meglio, lo conoscevo per aver girato, da ragazzina, un corto con i miei amici in cui facevo la parte del fantastico bambino. Una parte che mi era stata assegnata dalla regia e non ne ho mai saputo il perché.
Mi ritrovo a rileggere adesso per la tremilionesima volta questo libriccino meraviglioso e ancora e ancora ci ritrovo spunti per riflettere su me stessa e sulle relazioni umane che vivo.
La dedica a L. Werth è la dedica più bella della storia della letteratura e chi non lo capisce è un grande e bisogna spiegarglielo, ma io mi scoccio.
Spesso mi è capitato di essere come un naufrago su di una zattera in mezzo all'oceano, so cosa significa sentirsi abbandonati e so cosa significhi sentire una vocina diversa chiederti qualcosa di assurdo. "Quando il mistero è sovraccarico non si osa disubbidire". Purtroppo, però, troppo poco sono durati i miei incontri e io per prima non ho mai ricevuto in dono una cassetta e sarà per questo che forse colleziono scatole.
Mi ostino ad andare dritto davanti a me, senza accorgermi che non arrivo da nessuna parte e pur lottando per sradicare baobab, spesso la mia pigrizia ha rischiato di farmi morire soffocata dal male malefico che gioca a nascondino e che si mischia alle bellissime rose...ma come fare ad essere così lucida da distinguere i semi buoni da quelli maligni?
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