
"Oh quanto si sbagliava" è l'espressione che ho letto oggi su facebook, croce e delizia di tutti noi internauti.
L'esclamazione mi ha colpita perché io per prima mi sbaglio spesso e volentieri: sbaglio a fare le divisioni, le traduzioni, sbaglio strada e sbaglio a valutare le persone, ma soprattutto e più di ogni altra cosa, sbaglio a valutare me stessa.
Ho sofferto tanto ultimamente, molto più del dovuto secondo tanti, ma troppo o poco, non ha importanza, fatto sta che io ancora ci sto male. Nel caso specifico l'errore commesso è stato di autovalutazione e questo è veramente grave.
Io ancora sono "come pula che il vento disperde"! Ho 32 anni e ancora non capisco un cavolo e mi lascio andare come polvere nelle vicissitudini della mia piccola vita: riverso amore e amore a piene mani e poi mi sento delusa se non ho indietro quello che spropositatamente ho dato. La mia prodigalità in questi casi è proverbiale e fetente. Ancora non ho recepito il criterio di "gratuità", ancora non ho capito che se voglio amare, non devo aspettarmi amore. Chiaramente parlo di amore in senso generico e non nella sua accezione più squisitamente erotica.
E adesso mi sento ai margini. Esattamente così, ai margini di vite di cui avrei voluto far parte e che mi avevano fatto gustare sulla punta della lingua tanta bellezza, come un buonissimo gelato al cioccolato, il primo dopo tanto inverno, il primo dopo tanto dolore.
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