mercoledì 24 novembre 2010

è cosa 'e niente



Sono tre giorni che penso a quel filmato riproposto da Saviano tratto da Eduardo; sono tre notti che mi addormento pensando a quel "E' cos'e'niente". Chiaramente Saviano lo riproponeva come metafora dell'annullamento dei valori etici civili, politici e collettivi di un popolo, il mio; io ne rimuginavo i possibili paragoni nella mia esperienza individuale.
Ultimamente mi sento spesso ripetere: "Ma che te ne fotte?". E' una di quelle espressioni che si usano quasi a dare sollievo: "Che importanza ha?", oppure, peggio ancora, "Vabbè, ma lo sai, capita".
Capita che una donna a cui hai affidato la tua intimità, che hai accolto nella tua vita, tra le tue amicizie, in casa tua, ti ferisca e poi senza darti nemmeno spiegazioni ti tagli via dalla sua vita, che prima ti faccia terra bruciata attorno, poi ti "blocchi" dagli status di facebook e poi ti "elimini" dai contatti e pensi: "Vabbè, ma che me ne importa".
Un'altra volta capita che ragazzi in cui hai vissuto cose belle e speciali, a cui sei stata vicina, che hai chiamato "amici", a cui avresti affidato -senz'altro prematuramente, ma con estrema fiducia- il tuo cuore, all'improvviso, anche lì senza apparenti motivi, ti trattino come una sconosciuta, con la freddezza formale di un ufficio assistenza clienti e, dopo molto soffrire, pensi: "Che me ne fotte, non crolla il mondo".
Capita che uno, l'ennesimo, ti faccia arrivare la luna a terra e poi scopri che è uno squilibrato e che ha pure un'altra e pensi: "Che me ne fotte? Un altro fosso scansato."
Capita che un'amica che conosci da dieci anni, con la quale hai già dovuto chiudere un occhio su piccole cose, ma in cui hai sempre creduto, si lasci andare ad emozioni spicciole con quello che è stato un tuo "amore" del passato e una persona con un suo peculiarissimo senso nella tua vita e ti dici: "Vabbè, ma tanto mica era il mio fidanzato".
Capitano tutte queste piccole cose e sono stufa.
Nella vita, almeno nella mia, non sono importanti le persone come esseri viventi, altrimenti potrebbero essere facilmente sostituite, sono fondamentali le azioni che esse compiono nella nostra storia.
Sono i fatti che parlano. I gesti hanno valore, non le chiacchiere.
E io non sono disposta a "fottermene" o, peggio ancora, a trovare giustificazioni delle cattive azioni altrui in aspetti psicologici del profondo, come la poca autostima, l'egocentrismo, la frustrazione, lo squilibrio mentale o la superficialità.
Sono stanca, io non voglio essere ripagata alla mia "facile" fiducia nel prossimo, con una serie di fregature piccole e grandi che esse siano.
Ci sono gesti che, anche se di poca importanza nel loro manifestarsi, hanno, comunque e indiscutibilmente, una radice marcia.
E non sono più disposta a pensare che è sempre tutto "cosa e'niente", io non voglio annullare i valori etici individuali del mio essere umana, perché io non sono e non voglio diventare "cosa e'niente". E se questo vuol dire evitare la gratuita fiducia nel prossimo, allora è così che farò, e ricordatemelo qualora lo dimenticassi.

3 commenti:

Anonimo ha detto...

chiudi le porte, ma non il tuo cuore
um coraçao que nasceu livre nao se pode acorrentar
Alessandro

Anonimo ha detto...

A volte, non sempre, ma a volte, le cose ci succedono perchè abbiamo fatto in modo che accadessero.
A volte può capitare che le cose non cadano dal cielo e potrebbe tornare utile chiedersi se, magari, non ci sia stato un proprio contributo.
A volte le azioni sono piuttosto "reazioni". Ma se si finisce per rispondersi "è cosa 'e niente", assolvendosi a priori, forse è meglio che sia andata così.

Angela ha detto...

Caro "Anonimo", a me sarebbe sempre piaciuto capire la mia parte. Ho chiesto e non mi è stato risposto. Ho domandato ragione e spiegazione e non mi è stata data. Ho cercato di recuperare e non mi è stato concesso. Io non mi sono mai, mai, assolta, ma da una colpa che non conosco e spesso credo che quando non si ha voglia di spiegare le proprie ragioni, sia, forse, perché in realtà non sono chiare nemmeno a noi stessi o forse, non si è stati coerenti con le proprie parole.