
Se penso a te il cuore si spalanca, altre volte si stringe e resta lì, libro asciutto dopo un temporale, arrugato, meno bello.
Le mie cicatrici mi fanno sembrare un atlante e tu che ami a modo tuo, che sai di non poterlo fare diversamente, m'intenerisci come un racconto per bambini.
Non potermi meritare altro o non voler meritare altro è il confine che separa le nostre storie. Non avere speranza e sperare senza fine sono il fiume che collega me a te. Sono il pieno e sono il vuoto grazie a te, un continuo arrembaggio di emozioni e sensazioni, sono gli occhi colmi di gioia, le labbra morbide e arrabbiate; sono un pianto senza lamento, sono la mano tremante che regge le forbici e che non taglia la forbice che ci divide.
Il filo spinato mi lega a te e non posso muovermi per non stracciare le ferite, ma quelle spine me le tengo dentro, come dentro tengo te, con tutto l'orgoglio nobile e stupido, come una canzone che ti sfonda i timpani, ma che tengo lì a massimo volume, sperando, un giorno, di diventare sorda.
illustration by Kareena Zerefos
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