Sarà l'aria di primavera, sarà che il cielo plumbeo è apparentemente scomparso, ma stamattina mi ritrovo a scrivere uno dei miei post sdolcinati in cui parlo dell'amicizia e delle cose belle.
In genere è la natura che colpisce gli occhi e l'anima quando la terra prende a rifiorire, ma qui, in questo posto in cui l'ambiente non riesce ad aggredire il cuore come fa a Napoli, le mie attenzioni sono rivolte al rinascere dei cuori, al rinascere del mio cuore.
Da quando sono arrivata a Bologna, mi son trovata sottoposta a stimoli infiniti: nuova casa, nuove strade, nuova parlata e soprattutto nuove persone, coinquiline, compagni e alunni.
A trentacinque anni non è facile rimettersi in gioco, provare a smantellare i detriti solidissimi che si son accumulati con tante esperienze dolorose e ricominciare a lasciare il cuore aperto a quello che arriva, senza pregiudizi e senza ansia. Eppure la necessità di condividere tempi e spazi e difficoltà pratiche, mi hanno resa indifesa a quanti in questi tempi mi stanno accompagnando.
E' rinata la voglia di credere nel prossimo sconosciuto, di provare a bruciarsi, di sentire famiglia nell'estraneo. Mi sento parte di un gruppo, di persone con cui posso provare ad essere migliore e me stessa, da una parte la voglia di scommettere ancora, dall'altra quel retrogusto acre che rimane ad impastare il futuro luminoso col nuvoloso passato.
Essere parte con altri fa sparire la pesantezza della quotidianità, le ansie da prestazione...
Mi sento sulla soglia splendida di un'alba, sul limitare di un bosco di allegrezza, sulla battigia di un mare placido di possibilità e tutto questo grazie ai miei compagni, boccioli rosa di amicizie.

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