Io so cosa si prova ad essere confusi di quella confusione che ti fa brancolare come nel buio, quando di notte ti trovi in una casa non tua e vai a tentoni con le braccia tese in avanti e provi a spalancare gli occhi, come se quello sforzo, che ti fa uscire fuori le pupille, servisse a fare luce.
Io so cosa significa aver desiderato per anni di ritrovarsi in un posto e finalmente ritrovarcisi, sola, e provare uno sconforto tanto forte che ti vengono i lacrimoni come nei migliori manga giapponesi.
Io so cosa significa aver fatto sogni che volavano alti come mongolfiere e aver tessuto tele grandissime e colorate e aver preparato il fuoco, caldissimo, per farle viaggiare lontano nel cielo e poi vederle assalite da uno stormo di corvi neri, gracchianti, decisi a fare buchi piccolissimi, che nemmeno si vedono, per non farla nemmeno alzare da terra e non riuscire a salvare nulla, perchè la tela è troppo grande e quando recuperi una parte, ne perdi un'altra.
Io so cosa vuol dire amare e dare e dare e dare come una cascata in piena e capire che una cascata non è, ma vomito che ti sembra di strappar fuori l'esofago e lo stomaco e la bile e tutto quello che ti fa stare come dopo un'intossicazione delle peggiori, quando poi ti fanno male anche la schiena e la testa per giorni.
Io ho capito il significato della cattiveria, del male, che non sono concetti astratti, ma azioni concrete, pratiche che feriscono sistematicamente come la lama di un'affettatrice; chi l'ha provato lo sa, non senti nulla inizialmente, zero, ma poi dopo ore e ore il dolore è lancinante e se non fosse per quella macchia di sangue, non penseresti nemmeno che possa venire da quel insulso taglietto.
Io so cosa sia la paura, il panico, quello che ti prende all'improvviso, senza preavviso e che ti fa piangere come un bambino, senza fiato, a singhiozzi e che ti attanaglia il cuore e lo stringe come in un pugno di morte.
Io ho provato il dover essere svegli per forza, per notti, per mesi interi senza riuscire a spegnere il cervello e pregare Dio per farti addormentare, ma soprattutto per non farti svegliare all'improvviso per l'angoscia.
Io ho vissuto la vergogna di se stessi e il sentirsi quasi inumani per la propria stupiditá.
Io ho vissuto e vivo tutto questo, ma sono riconoscente, perché sono parte della vita e in mezzo alle foglie del dolore, sempre ho scoperto i fiori della gioia.
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