
Una foto può essere tante cose.
La foto per un reportage, spesso, non ha nulla di artistico e serve a comunicare, attraverso un'immagine, quello di cui si racconta a parole. Una buona foto, in questo senso, è quella che riesce a centrare l'obiettivo di questa comunicazione; in molti casi non ha nulla di artistico, in altri casi è pulp, in altri ancora ben costruita, equilibrata, con giusta luce, ecc...
La foto che ha vinto il Worldpressphoto 2009 non è solo un'ottima foto in questo senso, ma anche un'opera artistica.
Guardarla ci fa sentire come pubblico di un teatro drammatico, le luci sembrano quelle dell'impianto cinematografico e, prestando orecchio, si sentono anche le urla di quelle donne lontane, eppure così vicine.
Cogliamo la drammaticità e la violenza morale di quel gesto, senza sangue, senza mutilazioni, senza mine.
Quella foto ci parla, ci ammonisce, perché noi davanti alle ingiustizie, non siamo capaci nemmeno di urlare; noi non ci abbracciamo per tutelarci nello sconforto, non proteggiamo i nostri tetti.
Il premio a Pietro Masturzo è legittimo e meritato ed io ne sono felice.
Quella foto è figlia di chi l'ha scattata, una dichiarazione di coraggio, di passione e di valori morali umani.
Grazie Pietro, perché come ti dicevo altrove, quello che tu fai ci educa alla bellezza e alla storia.
Un abbraccio e a presto, spero.
foto: Pietro Masturzo, Dai tetti di Teheran (Teheran 29 giugno 09)
Nessun commento:
Posta un commento